Storia e tradizioni

STORIA
Rocca di Cambio ha origini simili a quelle degli altri paesi della zona anche se diverse sono le opinioni sul luogo e sul nome. Taluni infatti hanno avvalorato l’ipotesi che Rocca di Cambio fosse l’antico “Oppidum Frustena” per il fatto che in un “itinerario” dell’Imperatore Antonino Pio, una località di tal nome era segnata lungo l’antica strada marsico-vestina a 18 miglia da Alba Fucense. Tale distanza corrisponde presso a poco alle miglia che corrono dalla Chiesa rurale di S. Lucia a quella città romana; perciò la versione fu accolta e avvalorata.
Gli storici hanno, tuttavia, accertato che “Oppidum Frustena” si trovava in territorio di Ocre.
Quanto al nome, qualcuno ha voluto sostenere che, trovandosi il Castello di Rocca di Cambio in mano di un Signore della Valle Subequana, questi lo abbia scambiato con quello di Secinaro, all’epoca in possesso del Comitato aquilano. Donde il nome di Cambio.
E’ una tesi poco attendibile. Più probabilmente il nome deriva al paese dal monte sovrastante (Cagno): infatti, antichi manoscritti riportano la dizione Rocca de Cagno, mutatosi col tempo in Cambio. Del resto, si sa che verso il Mille il Castello era citato sotto il nome di Rocca Ottonesca, forse in onore degli Ottoni, che avevano divorato nella zona e che si erano fatti costruire una fortilizio a Campo Felice. Scarse notizie si hanno del paese durante i secoli dell’Alto Medioevo, e fino alla fondazione de L’Aquila, cui partecipò anche il Castello di Rocca di Cambio.
Da allora seguì le sorti della città e del Comitato aquilano.
Spesso in lotta con la vicina Rocca di Mezzo per questioni di confini, fu occupata da Braccio Fortebraccio nel 1423; quindi, annessa direttamente al demanio Regio. Con l’avvento del Viceregno passò in mano degli Spagnoli.
Subì un sanguinoso attacco da parte del Duca di Amalfi e del Conte di Popoli, nel maggio del 1496. Verso la fine del XVI sec., possedeva questa terra Pietro Di Lamagna, un nobile della Corte del Re di Napoli. Nel 1544 per una congiura, veniva qui ucciso il barone Medina, Signore del castello e di altri otto feudi del contado, insieme alla moglie ed a un nipote.
Nel 1553 il castello, apparteneva a Tristano D’Urrea d’Aragona, dal quale, nel 1556 passava alla sorella, Maria di Medina D’Urrea. Una ventina d’anni dopo era signore della Rocca il barone Antonelli di Aquila, che se la disputò per lungo tempo con la famiglia De Santis. Quest’ultima detenne a lungo la signoria del castello.
La Rocca appartenne pure a Pompeo Colonna e ai Barberini.
Al tempo dell’Unità d’Italia, per gli avvenimenti che si verificarono sull’Altipiano, Rocca di Cambio e i suoi abitanti subirono due repressioni da parte del Generale Pinelli, Comandante dele truppe regie.
Il suo territorio non è tra quelli più vasti (2900 ha.) ma è ricco di acque, di boschi e di pascoli.
Sorge alle pendici del Monte Cagno, volto ad oriente, in faccia al Gran Sasso, al Sirente e alla Maiella e a cavaliere dell’Altipiano delle Rocche.
Il sole investe il paese all’alba, accende i vetri delle case di riflessi rosso-fuoco, colora di toni caldi le vecchie mura delle chiese. Sotto il paese, la grande e verde piana, amplissima, fa da proscenio a un panorama tra i più vasti e luminosi dell’Abruzzo intero.
E’ abitato da gente di grande volontà e di resistenza al lavoro, gente che gira e ha girato tutto il mondo e che ha saputo, dovunque, affermarsi e farsi rispettare.
Ha dato i natali a prelati insigni, affermatisi nelle Nunziature e taluni giunti alle soglie del Cardinalato. Altri figli di Rocca di Cambio si sono collocati in alte posizioni nel campo dell’industria e del lavoro.
Fino alla metà del secolo scorso Rocca di Cambio viveva, di piccoli allevamenti ovini e bovini e di magra agricoltura. Poi grazie al Dott. Aldo Jacovitti si sono avvertiti nell'economia locale i primi segnali di un positivo cambiamento. Per prima, da Sindaco si dedicò principalmente alla rivalutazione del centro storico, alla viabilità, al settore alberghiero ed allo sviluppo turistico, poi da imprenditore, alla creazione della stazione sciistica di Campo Felice. Negli anni '65, '66 e '68, sempre grazie al Dott. Jacovitti, Rocca di Cambio, saliva alla ribalta nazionale come sede di tappa del Giro d’Italia. In occasione della tappa del 1965 fu organizzata una manifestazione in contemporanea con il giro, che vide il paese unirsi in gemellaggio con la cittadina svizzera di Saas Fee (1802 m.s.l.m.) anch’essa, quell’anno, sede di una tappa del Giro d'Italia. Promotori di questa simpatica iniziativa furono i due Sindaci dell’epoca: il dott. Aldo Jacovitti e il dott. Hubert Baumann.
Tutti questi eventi, insieme all'arrivo in paese di personaggi del mondo sportivo, del giornalismo e della televisione, determinarono una precisa inversione di tendenza nell'economia locale.

Da visitare l’Abbazia di Santa Lucia, chiesa situata a circa 2 Km. dal paese, in stile romanico che risale al XII secolo, la chiesa Madre o dell’Annunziata, la colleggiata di San Pietro e la fontana del Rognone.
Per gli amanti delle passegiate in montagna, su Monte Rotondo a circa 1900 m s.l.m. da vedere la statua della Madonna della Neve, voluta dal dottor Aldo Jacovitti in onore ed in ricordo del Santo Padre Giovanni Paolo II che più volte ha scelto questi luoghi per brevi soste di pace e a circa 2 km dal paese, ai confini con il comune di Ocre e piu' precisamente alle pendici dell'omonimo monte, il Muraglione.


TRADIZIONI
La tradizione conserva nell’arco dell’anno, grazie ai volontari della Pro Loco, degli Alpini, dell'Assogiovani e del Comitato Festeggiamenti, molte feste religiose e usanze tra cui ricordiamo la Sagra della Polenta il 3 e 4 gennaio, la processione allegorica del Carnevale Morto, la festa di Santa Lucia, nostra patrona che si svolge l’ultima domenica di giugno presso l’Abbazia di Santa Lucia, la festa della Madonna del Rosario il 13 luglio, la "Sagra ijju Cerìjje " il 17, 18 e 19 agosto e conclude l’estate la festa della Madonna della Neve che si svolge la prima domenica di settembre in onore della Vergine Immacolata su Monte Rotondo a quota 1900mt slm nei pressi della statua della Madonna della Neve. Grande festa comunque anche il 13 dicembre sempre in onore della Nostra Santa Patrona.

Lo sponsor


Ufficio I.A.T. UNPLI S.C.N.


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